ap - Pasquale Zagarese (nella foto è il secondo da destra) con un bell'articolo commenta la manifestazione dell'Agesci che ha interpretato gli ottant'anni di scoutismo a Benevento, dall'immediato dopoguerra, 1946 ad oggi 2026.
Io e Pasquale Zagarese, stimato ed apprezzato senologo ed oggi direttore della Caritas, abbiamo la stessa età, classe 1955 ed abbiamo percorso un bel po' di strada insieme nello scoutismo.
Lui è rimasto praticamente fino ad oggi nel movimento fondato da Baden Powell. Io lasciai dopo una decina d'anni per fare altro.
Di quel Benevento 1 che fu fondato nel 1965, tra i più anziani, restiamo proprio io ed Enzo Chiusolo (con oi c'era anche Enzo Catapano recentemente scomparso), che facemmo la promessa scout il 25 settembre del 1966 poi seguì il nutrito gruppo di cui faceva parte anche Pasquale Zagarese e poi venne Alberto Ocone con altri grandi scout oggi tutti capi.
E dunque quando al termine della sua nota Pasquale parla dei settantenni, siamo proprio noi che ci diamo appuntamento al prossimo decennale.
Facciamo finta di crederci...
Ecco ora quanto ci ha scritto Pasquale Zagarese.
Ottant'anni di passi condivisi, di tende montate sotto cieli stellati, di mani tese verso gli altri.
Ottant'anni di scoutismo a Benevento rappresentano molto più di una ricorrenza: sono il racconto vivo di generazioni cresciute nel segno dell’impegno, della responsabilità e del senso civico.
Sono un filo che attraversa il tempo, legando generazioni diverse in un’unica grande comunità.
Lo scoutismo, fondato da Robert Baden-Powell, nasce come proposta educativa capace di formare cittadini consapevoli attraverso esperienze concrete.
Un metodo semplice e rivoluzionario insieme: imparare facendo, crescere servendo.
"Cercate di lasciare questo mondo un po' migliore di come lo avete trovato", scriveva Baden-Powell, sintetizzando il cuore di un percorso educativo che continua a parlare ai giovani.
E ancora: "Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri".
E' forse questo il segreto più duraturo di questi ottant'anni: aver formato uomini e donne capaci di guardare oltre sé stessi.
Una visione che, in Italia, è stata vissuta e testimoniata con profondità anche da Vittorio Ghetti, che ha saputo incarnare uno scoutismo fatto di essenzialità, fede e servizio.
A Benevento, questa eredità si è tradotta in una lunga storia fatta di volti, storie e impegno quotidiano.
La vita all’aria aperta, le attività di gruppo, il servizio verso la comunità: ogni esperienza scout diventa occasione di crescita personale e collettiva.
E' nella semplicità di un campo estivo, nella fatica condivisa di un’escursione, nel silenzio dei boschi o nella gioia di un servizio svolto insieme che si costruiscono valori destinati a durare nel tempo.
La bellezza dell'essenziale diventa così una radice profonda, una memoria viva.
Proprio quell'essenzialità tanto cara a Vittorio Ghetti, che richiamava continuamente alla sobrietà e all’autenticità del vivere scout.
Non è solo educazione, ma formazione alla cittadinanza attiva.
Come ricordava don Lorenzo Milani: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio.
Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.
Parole che trovano una profonda sintonia con lo spirito scout, da sempre orientato al bene comune, e che nello scoutismo diventano comunità concreta, quotidiana, fatta di gesti piccoli ma significativi.
E' lo stesso orizzonte educativo che anche Vittorio Ghetti ha indicato come via per formare coscienze libere e responsabili.
In questi ottant'anni, lo scoutismo beneventano ha saputo attraversare epoche diverse, adattandosi ai cambiamenti sociali senza perdere la propria identità.
Ha educato al rispetto dell'ambiente, anticipando sensibilità oggi più che mai urgenti, e ha promosso il valore della fraternità in un mondo spesso segnato da divisioni.
Anche figure come Giorgio La Pira hanno incarnato ideali affini, ricordando che "la pace è un edificio da costruire ogni giorno".
Lo scoutismo, nel suo piccolo ma concreto agire quotidiano, contribuisce proprio a questa costruzione: formando persone capaci di dialogo, solidarietà e responsabilità.
Come lo stesso La Pira sottolineava, "il futuro è già cominciato nelle nostre mani": Ogni generazione scout riceve un'eredità e la rinnova, consegnandola a chi verrà.
In questo passaggio di testimone, torna ancora attuale l'insegnamento di Vittorio Ghetti, che vedeva nello scoutismo una scuola di vita capace di durare ben oltre le stagioni giovanili.
E poi c’è il tempo. Ottant'anni sono molti.
Sono abbastanza per vedere cambiare il mondo, per attraversare stagioni diverse della storia e della vita. Chi oggi celebra questo anniversario porta con sé non solo ricordi, ma tracce profonde di ciò che lo scoutismo ha seminato.
Arrivati a settant'anni, l'idea di darsi appuntamento al prossimo decennale non è più solo un gesto simbolico.
Diventa una sfida silenziosa, quasi un dialogo con il tempo stesso.
Forse è proprio qui che lo scoutismo continua a parlare: non come nostalgia, ma come bussola.
Sant’Agostino scriveva: "Non sono i tempi difficili a rendere gli uomini difficili, ma gli uomini difficili a rendere i tempi difficili".
Lo scoutismo, con la sua proposta educativa, ha sempre cercato di formare uomini e donne capaci di attraversare il tempo con responsabilità e speranza, proprio come testimoniato anche da Vittorio Ghetti nella sua vita e nel suo impegno educativo.
Allora il pensiero del prossimo anniversario, tra dieci anni, può anche far tremare un poco il cuore.
E' umano. Ma è anche un invito a guardare avanti con lo stesso spirito con cui, da ragazzi, si partiva per un campo: senza sapere esattamente cosa sarebbe accaduto, ma con fiducia.
Perché, in fondo, come diceva ancora Robert Baden-Powell, "la vita è un gioco, giocatelo".
Lo scoutismo insegna proprio questo: a vivere il tempo non come qualcosa da temere, ma come uno spazio da abitare pienamente, fino in fondo.
Celebrare questo anniversario significa dunque guardare al passato con gratitudine, ma anche al futuro con speranza.
Le nuove generazioni raccolgono oggi il testimone, pronte a continuare un cammino che non è mai stato solo individuale, ma profondamente comunitario.
Ottant'anni dopo, lo scoutismo a Benevento resta una scuola di vita.
Una promessa che si rinnova, un impegno che continua, una comunità che cresce.
Non solo per i giovani che iniziano il cammino, ma anche per chi, con qualche anno in più sulle spalle, continua a portarne i valori nel quotidiano.
E forse, guardando al prossimo decennale, più che chiedersi "ci sarò?", vale la pena chiedersi: "Come ci arriverò?".
Con quale spirito, con quale testimonianza lasciata, con quale traccia nel cuore degli altri.
Perché è lì, in fondo, che lo scoutismo misura il tempo: non negli anni che passano, ma nel bene che resta.
"Se oggi, arrivato ai miei settant'anni, porto dentro tanti ricordi che si affastellano e quasi si confondono, volti, strade, campi, voci, eppure sento ancora vivo lo stesso richiamo al servizio e alla comunità, allora è vero ciò che ci è stato insegnato: lo scoutismo non è stato solo un gioco da ragazzi, ma una scuola di vita che continua nel tempo (Vittorio Ghetti)".
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