Molti di noi avvertono il declino istituzionale che ormai colpisce la Camera di Commercio, che da quattro anni è priva di organi amministrativi collegiali, formati da consiglieri rappresentativi del mondo imprenditoriale e socio-economico del territorio.
In sostanza questo nostro Ente camerale, da quando ha assunto una dimensione interprovinciale, in rappresentanza dell'Irpinia e del Sannio, ha vissuto soltanto una breve parentesi di regolare gestione da parte di organi collegiali.
In sostanza dal 2022 è sottoposto ad un'amministrazione commissariale.
La Camera di Commercio, sebbene con competenze di diversa natura, opera sul territorio, in concomitanza con i tradizionali Enti locali, in rappresentanza delle imprese ed al servizio di esse per lo sviluppo socio-economico.
Così come il Comune è amministrato da un organo collegiale rappresentativo dei cittadini ivi residenti, la Camera di Commercio, a norma della legge 580 del 1993, è retta da Organi amministrativi quali il Consiglio, la Giunta, il presidente, rappresentativi delle imprese iscritte.
Nel caso specifico dell'Ente Camerale irpino-sannita gli iscritti raggiungono il numero di 70mila.
Quindi la Camera di Commercio non è semplicemente un ramo della Pubblica Amministrazione ma un soggetto pubblico, dotato di propri Organi amministrativi collegiali, oltre che di un proprio bilancio, autofinanziato dalle quote degli iscritti, con specifiche funzioni non solo in rappresentanza ed al servizio delle imprese, ma innanzitutto per promuovere e sostenere lo sviluppo del territorio.
Va quindi detto che non risulta totalmente democratico l'attuale sistema italiano di nomina dei consiglieri, che riconosce alle Organizzazioni di categoria soltanto la funzione di proponenti dei candidati, lasciando esclusivamente alla Giunta regionale, il potere di scelta dei singoli componenti il Consiglio camerale.
E' certamente più facile, per la Giunta regionale, nominare un commissario che scegliere venticinque consiglieri in rappresentanza dei vari settori e categorie.
L'inconciliabile concorrenza tra le associazioni di categoria e l'indifferenza politica della Giunta regionale giustificano questa quadriennale gestione commissariale.
Quasi nessuno se ne lamenta.
Così un po' tutti ci stiamo rassegnando ad avere un Ente camerale ridotto ad un innocuo palazzo di uffici burocratici, sebbene la storia e lo stile architettonico del palazzo restino incancellabili, ma non basta.
Ci sarà qualcuno che si chiederà a chi giovi questo stallo istituzionale...?
La disattenzione verso l'autogoverno delle imprese in qualche misura corrisponde all'attuale calo dell'interesse popolare verso la democrazia rappresentativa.
Gli imprenditori, piccoli e grandi, si comportano anch'essi come i cittadini elettori che spesso disertano le urne quando sono chiamati a votare per i propri rappresentanti negli Organi istituzionali, però le affollano quando sono chiamati a scegliere un modo di essere delle istituzioni, vedi il voto alle elezioni regionali (40%) ed il voto al Referendum (60%).
Cosa si può fare perché la Camera di Commercio possa essere veramente la "casa delle imprese" e quindi "un soggetto che mette le imprese al servizio dello sviluppo territoriale"?
C'è bisogno di una ripresa della democrazia amministrativa, ma c'è bisogno innanzitutto di una democrazia popolare, cioè non basta la collegialità delle decisioni negli Organi amministrativi, occorre innanzitutto una scelta democratica dei componenti degli Organi in cui si dovrà decidere collegialmente.
Non basta, cioè, che le Organizzazioni di categoria propongano alla Regione i candidati al Consiglio camerale.
Debbono essere le imprese a votare per eleggere i consiglieri, così come era previsto all'articolo 10 dello Statuto della Camera di Commercio di Benevento, approvato il 30 giugno del 2000, in cui si stabilisce che il Consiglio viene eletto "con il metodo della elezione diretta da parte dei titolari o degli amministratori delle imprese operanti in provincia".
La Camera di Benevento fu la prima ad istituire l’elezione diretta e quindi a proporre la relativa riforma della legge nazionale.
Oggi, più che mai, si avverte la necessità di riprendere il discorso della gestione democratica dell'Ente camerale e quindi dell’elezione diretta dei componenti il Consiglio camerale.
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