Tre notizie convergono e delineano un percorso coerente, in cui riflessione morale, attenzione al vivente e costruzione narrativa trovano una forma unitaria.
Nicola Sguera ha vinto il Premio Milo 2026, promosso dall'Ente Nazionale Protezione Animali insieme alla scrittrice Costanza Rizzacasa d'Orsogna, in collaborazione con "Corriere della Sera" e Guanda.
Il concorso nasce nel segno della memoria del gatto Milo, figura divenuta familiare ai lettori attraverso la rubrica "Io e Milo" e i libri a lui dedicati.
Nell’edizione 2026, il racconto "Onore al cane che guida l'uomo che guida il cane" è stato scelto dalla giuria per la qualità della scrittura e per la capacità di dare forma narrativa al legame tra un cane cieco, Argo, e il suo compagno umano: una relazione che attraversa il limite e lo trasforma in possibilità di orientamento reciproco.
La cerimonia di premiazione si svolgerà il prossimo 8 maggio in Campidoglio, a Roma, in concomitanza con la pubblicazione integrale del racconto sul "Corriere della Sera".
Un secondo riconoscimento si inserisce nel contesto della XIV edizione del "Nero su Bianco - Premio Letterario Mino De Blasio", dove Nicola Sguera ha ottenuto il secondo posto con il romanzo “Euthymios” (Bolis).
La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 23 maggio, alle 15.30, nella Sala Convegni del Comune di San Marco dei Cavoti, a piazza Risorgimento.
Infine, lo scrittore sannita ha vinto il concorso letterario "Dove sei posato, fiorisci" (racconto inedito), promosso dal Comune di Aiello del Sabato (nella foto) in collaborazione con edizioni "Il Papavero".
Alla sua prima edizione, il premio ha registrato una partecipazione ampia e un’attenzione diffusa al rapporto tra parola e territorio.
"Fuori registro" mette al centro un incontro tra un adulto e un’adolescente in crisi, da cui prende forma uno spazio di ascolto che si sottrae alle regole formali.
La relazione, costruita nella continuità, consente al disagio di trovare una direzione praticabile.
Questa la motivazione del premio: "Per la capacità di raccontare, con sensibilità e profondità, il valore salvifico dell’ascolto autentico e della presenza umana. Il racconto illumina come un gesto semplice, quasi invisibile, possa interrompere il senso di smarrimento e aprire uno spazio di rinascita. Attraverso una narrazione intensa e misurata, l'autore restituisce il senso più profondo del “fiorire".
Non un atto solitario, ma un processo che nasce nell'incontro e nella cura".
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