La traccia indelebile lasciata da insegnanti e presidi del Liceo Scientifico "Rummo" che da poco ha celebrato i 100 anni dalla nascita

Peppino De Lorenzo la riporta con i particolari degli episodi piu' significativi di un'epoca. Michele Orlando aveva una particolare abitudine, quella di leggere, uno per uno, tutti gli elaborati dei ragazzi delle classi dove andava a sostituire dei suoi colleghi ed il suo giudizio, di volta in volta, era oltremodo severo...

La settimana scorsa, come riportato da "Gazzetta", nel corso di una suggestiva cerimonia, è stato ricordato il centenario della nascita del Liceo Scientifico "Gaetano Rummo".
Anche in questa occasione, Peppino De Lorenzo non manca ad intervenire, lui che conosce a fondo tanti eventi che hanno interessato il nostro territorio.

Nell'attuale circostanza, lo fa da ex allievo di quel Liceo ed in qualità di figlio del professore Giovanni De Lorenzo che a quell'Istituto dedicò l'intera vita, fino al giorno in cui si spense, nel pieno vigore della maturità intellettuale, ed alla cui scuola si sono formati tanti professionisti.

Il ricordo è suddiviso in due domeniche. Questa di oggi, la prima.

Mesi fa, De Lorenzo, sempre su "Gazzetta", ha già ricordato i presidi che, nel corso del tempo, hanno retto il Liceo Classico "Pietro Giannone".
"Anche il Liceo Scientifico "Gaetano Rummo", nel tempo, ha annoverato insegnanti che, ancora oggi, hanno lasciato una traccia indelebile del loro passaggio.

Di mio padre (nella prima foto in basso), che, tra quelle mura, trascorse l'intera vita, non posso, di certo, essere, io figlio, per motivi comprensibili, a parlarne anche se, qualche anno fa, lo abbia fatto su "Gazzetta" un suo allievo di un tempo, l'anestesista Pasquale Mazzacane.

Nel riportare una immagine (nella foto di apertura), da sinistra, seduti, i professori Convenevole, Gravante, Orlando, preside, De Lorenzo e Roca; 1° fila, A. Pagliuca, A. Biele, D. Simeone, M. Petrella, T. Romano, G. Testa, B. Viglione, C. Aquino, L. Lazzazzera, A. Costanzo, G. Verdino, A. Caporaso, F. Mascia; 2° fila, A. Castelluccio, E. Zollo, A. Rillo, V. Della Pietra, P. Collarile, E. Rotondi, L. Cazzola, A. Passero, B. Rosito, S. Tambascia, M. Varricchio, N. Mazzarella, manca solo l'alunno Rota Vittorio, relativa all'anno scolastico 1949-50, da me concessa al compianto professore Giuseppe Di Pietro, autore del libro "1923-2033, storia di un liceo", mi sia concesso riportare la dedica che dietro la foto si legge: "Al professore Giovanni De Lorenzo gli alunni del V liceo 1949-50 con la stima e la devozione dovuta al Maestro che lo studio severo della matematica seppe, da artista, rendere facile ed attraente, con l'affetto riconoscente e riverenziale dovuto al fratello maggiore, che sempre a tutti fu guida sicura e benevola a districare il groviglio della sua disciplina. Benevento giugno 1950".
Pierino Varricchio, Gaetana Intorcia (nella terza foto in basso), Michele Ruggiano (nella quarta foto in basso).
Di questi insegnanti già si è scritto su "Gazzetta" or non è molto.

Michele Orlando (nella settima foto in basso) seduto, al centro la segretaria Elia La Peccerella, quest'ultima affiancata dalla professoressa Flora Papa e dal professore Michele Addabbo.
Fu uno dei presidi del "Rummo" a reggere l'Istituto per più lungo tempo e, considerando il periodo, era da tutti conosciuto.

All'epoca, inizialmente, il Liceo contava una sola sezione e, agli inizi degli anni Sessanta, ne fu aggiunta un'altra. Quindi, gli allievi erano pochi e, per questo, conosciuti singolarmente.
In precedenza, Michele Orlando aveva insegnato storia e filosofia, ma, quando sostituiva qualche insegnante, il suo sapere spaziava in tutte le materie, senza distinzione.
Aveva una particolare abitudine, quella di leggere, uno per uno, tutti gli elaborati dei ragazzi. Il suo giudizio, di volta in volta, era oltremodo severo.

Con mio padre il rapporto non fu idilliaco. Le ragioni, che io conosco e ricordo, non possono essere riportate in queste povere righe.
All'epoca gli esami di maturità rappresentavano una prova complessa, la prima vera della vita.
Quando, generalmente nel mese di giugno, si conoscevano i nomi dei commissari d'esame, provenienti, questi, dai vari licei del Paese, ogni volta, si scatenava la caccia alla conoscenza.
Era così che spesso, tra gli insegnanti, venisse segnalato l'amico.
Nello studio di mio padre ci sono ancora conservate tante di queste lettere.
Anche il preside Orlando, dall'alto della sua severità, non si sottraeva, per forza di cose, a questo ingrato compito.

A riprova, ho ancora una lettera (nella quinta e sesta foto in basso) inviata a mio padre, datata 8 luglio 1968, proveniente dall'Istituto Magistrale Statale "Giuseppe Mazzini" di La Spezia, ove lui era stato nominato presidente di Commissione.
In essa, si legge: "Gentile Professore, il provveditore agli studi di Potenza mi ha scritto per pregarmi di chiedere un po' della vostra benevolenza per il candidato xxx.

So che siete normalmente portato alla comprensione. Perciò se vi riesce di estendere la vostra abituale umanità al suddetto giovane, sempre beninteso nei limiti del giusto, vi prego di darmene cortese notizia.
Intanto vi auguro un lavoro sereno e vi saluto molto cordialmente. Vostro. Michele Orlando".
Felice Morone (nella seconda foto in basso), al centro, alla sua sinistra il professore De Agostini nel corso del Makp 100 dell'anno  scolastico 1966-67.

Tra gli insegnanti del "Rummo" che hanno lasciato un ricordo indelebile non può, di certo, essere dimenticato Felice Morone.

Insegnante di lettere era molto amato dagli studenti. Preparato nella sua materia, aveva un carattere mite, non arrogante, il che gli permetteva di stabilire un buon rapporto con tutti.
Felice Morone aveva raggiunto la laurea con molti sacrifici e, per tutta la vita, non si adagiò mai sul ruolo di prestigio raggiunto nella scuola.
Fu una bella figura di insegnante.

Carmine Santanelli (nella ottava foto in basso). Insegnante di matematica, non solo al "Rummo", ma, in tutta la città, era una istituzione.

Tra l'altro, all'epoca, era una autorevole rappresentante del Partito Liberale Italiano di Malagodi.
Fu proprio mentre, nel 1982, partecipava ad un convegno politico a Napoli che, improvvisamente, si spense.
Verso la sua memoria conservo un debito di gratitudine che, di certo, va oltre il rapporto insegnante alunno.
Negli anni Settanta, per la gestione degli ospedali, non vi erano, come oggi, i direttori generali, bensì un consiglio di amministrazione che, in pratica, era composto dai rappresentanti dei vari raggruppamenti politici, in numero proporzionale alla forza elettorale di ciascuno. Tra questi, Carmine Santanelli per il Partito Liberale Italiano.

Ieri come oggi, nulla è cambiato e le assunzioni, già allora, venivano pilotate dai partiti.
Ecco perchè, quando nella divisione di Neurologia con annesso Pronto Soccorso Psichiatrico si resero liberi due posti di assistente, da subito, furono conosciuti i nomi dei due futuri vincitori.
Mio padre era morto ed io non avevo alcuna protezione politica. Quindi, nessuna possibilità ad essere assunto, malgrado, quale assistente volontario, avessi dato tanto.

Fu Carmine Santanelli che, memore del legame che lo aveva unito a mio padre quando questi era in vita ed essendo stato io suo allievo, con enormi difficoltà ed ostacoli politici insormontabili, pretese, nella divisione, per me il posto spettante al Partito Liberale. Del resto, un mio diritto sacrosanto.

Un atto che non ho mai dimenticato e che dimostra che i galantuomini, malgrado tutto, siano sempre esistiti.
Questi erano gli insegnanti di un tempo che, anche dopo la conclusione della scuola, ti seguivano per la vita.
La gratitudine verso di lui rimarrà in me finchè la vita duri".

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