Si è trattato di un vero e proprio caso di femminicidio oltre che di un evento tragico legato al rito delle streghe.
E' stato descritto così il caso di Antoniamaria di Coletta detta Culèttë, una strega vissuta a Baselice nella prima metà del secolo scorso.
La vicenda è stata descritta da Gerardo Marucci nel volume "La Stréja Culèttë. Baselice, prima metà del 1900", presentato al Museo del Sannio per iniziativa della casa editrice "Realtà Sannita".
Ad aprire i lavori è stato Francesco Morante (nella prima foto in basso durante il suo intervento), presidente dell'Archeoclub, che ha avuto parole di stima e di elogio nei confronti di Marcello Rotili (nella quarta foto in basso è a sinistra ed a destra è Gerardo Marucci), direttore scientifico del Museo del Sannio, al quale ha accreditato l'azione di rilancio dell'Istituzione culturale, in atto, quanto mai necessaria.
Nel suo intervento Rotili dopo aver sottolineato come la struttura museale venga rimessa in sesto dopo un lungo periodo di abbandono, ha evidenziato positivamente la impostazione della edizione del libro di Marucci che peraltro è stata curata dalla stessa casa editrice che dello stesso autore ha anche pubblicato "Misteriosi graffiti sull'Arco di Traiano".
Rotili ha salutato anche la presenza in sala di Heikki Solin (nella sesta foto in basso), professore emerito di filologia classica, lingua e letteratura latina ed epigrafista, dell'Università di Helsinki.
Carmine Ricciardi (nella seconda foto in basso) per la Fondazione "Terre magiche sannite" è stato chiamato ad intervenire al posto di Mario Collarile, bloccato in casa dal covid, una istituzione, ha detto Morante, che cerca di riportare interesse sulla cità delle streghe.
Ma qui siamo più nell'ambito dell'antropologia culturale che della leggenda delle streghe.
Ricciardi nel suo intervento ha fissato la necessità di accennare a tre aspetti: un auspicio, una testimonianza ed un fuori programma.
Ha quindi preliminarmente sottolineato come testimonianza che il libro non sia localizzabile a Baselice o solo a Baselice perché di questi episodi ce ne sono anche altrove, come a San Lorenzello o a Faicchio, anche se non connotati dall'evento tragico finale.
L'auspicio è che possano ancora essere seguite le tracce di Maria la rossa, Maria Coletta, che si racconta avesse organizzato nel paese del Fortore addirittura una scuola di streghe. E quindi è necessario scavare ancora con delle ricerche in questa tematica.
Il fuori programma, infine, è che il racconto del gobbo ha anche un valore pedagogico visto che tratta di comportamenti atteso che la gobba va via se ci si comporta bene.
La parola è passata a questo punto all'editore, Maria Gabriella Fuccio (nella terza foto in basso è a sinistra ed a destra è Paola Caruso), che si è presentata, appunto, come la erede del papà Giovanni che ha avviato l'attività editoriale dei libri nel 1989 mentre nel 1978 ci fu la nascita del quindicinale "Realtà Sannita" ancora diffuso in formato cartaceo.
La nostra collana di libri, ha proseguito Fuccio, è anche un modo per preservare la nostra identità sannita.
Francesco Morante ha sottolineato come il libro narri della storia di una donna di Baselice ma non mi aspettavo che Marucci la raccontasse sotto forma di romanzo con la tecnica di un provato scrittore.
Siamo in presenza di una storia tragica che definiamo di stregoneria ma in realtà si tratta solo di una vittima della superstizione.
Paola Caruso ha relazionato sul libro avendone scritto peraltro la prefazione.
L'opera è stata composta in progressione attingendo alle leggende che l'autore ascoltava da bambino, antichi misteri che poi ha dipanato con l'indagine.
E' questo un caso di femminicidio dai contorni oscuri. Un cosiddetto caso di stregoneria che peraltro si concretizza non nel Medioevo ma nella prima metà del Novecento.
I dialoghi l'autore ha voluto proporli in dialetto baselicese identificando poi i suoni delle parole attraverso particolari segni e modi
E' stata comunque effettuata la traduzione delle frasi dal baselicese all'italiano.
Non siamo solo in presenza della cronaca di un fatto o di una vicenda, ha proseguito Caruso, ma della visione come di reperti archeologici venuti fuori da uno scavo e che quindi vengono trattati con il dovuto rispetto.
Ed è così che vengono ricostruite le vite di questi personaggi.
La figura della strega Culette è conosciuta con questo nomignolo ma in pratica essa è la figlia di Nicoletta da cui poi prende origine il soprannome.
Parliamo di una donna sola, povera, dotata di intelligenza e di bellezza inserita con grande difficoltà in un
tempo ed in una società tipica dell'epoca.
E' una delle tante donne dei nostri paesi spinta ai margini della società e che ha dovuto lottare per resistere.
Si tratta, ha concluso Caruso, del racconto di una vicenda interessante, una storia di terrore e di morte che Marucci ha saputo ben narrare.
A questo punto Maria Rosaria Marotti (nella quinta foto in basso) ha letto, con riconosciuta professionalità, alcuni brani tratti dal libro.
Le conclusioni ed i ringraziamenti sono quindi stati affidati all'autore.
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