Peppino De Lorenzo, questa settimana, ricorda un altro, fra i tanti, significativi episodi vissuti al "Rummo".
Lo stesso dimostra, qualora ce ne sia bisogno, che i privilegi, in sanità come in altri settori, vi siano sempre stati.
Si tratta, nello specifico, della terza ed ultima parte dei ricordi dell'epoca.
"Per carattere, e chi mi conosce bene sa che, sin da ragazzo, ho avuto l'incarnato desiderio di visitare i centri commerciali ed i mercati rionali.
Queste esperienze, quando ho un breve spazio di tempo che me lo permette, devo ammetterlo, mi fanno provare un piacere immenso.
Addirittura di tale passione, definiamola così, erano a conoscenza anche molti colleghi quando, nel tempo passato, insieme partecipavamo a congressi medici in città lontane.
E' stato così che, martedì scorso, libero da impegni, con mia moglie, ho deciso, senza averlo programmato, di recarmi a San Giorgio del Sannio, ove, appunto, il martedì, è giorno di mercato.
Nel momento in cui siamo entrati nel bar ubicato lungo il viale invaso da tante bancarelle, si sono avvicinati degli uomini, non più giovani, che, con garbo e cortesia, si sono dichiarati attenti lettori di "Gazzetta di Benevento".
Mentre, piacevolmente, discutevo con loro, uno di questi, che da quanto ho potuto apprendere, negli anni addietro, aveva prestato servizio, quale rappresentante della Polizia di Stato, al Pronto Soccorso del "Rummo", mi ha detto: "Dottore, ricordate quella notte quando, dal nosocomio cittadino, fu richiesta, a titolo di favore, una Tac all'Ospedale "Fatebenefratelli", essendone il "Rummo," ancora sprovvisto, da praticare al figlio di.....?".
Non mancò di fare nome e cognome. "Tutti gli altri, ha poi proseguito, bambini compresi, invece, venivano dirottati a Caserta in un centro convenzionato".
"Sì, che lo ricordo", ho aggiunto io. Nella sanità i privilegi non sono mai mancati.
Quella storia, dopo la sollecitazione del mio sconosciuto interlocutore, mi è ritornata alla mente.
Si fa un gran discutere, segnatamente in questi ultimi anni, dei privilegi cui molte volte si assiste nel campo sanitario.
In definitiva, è credenza popolare che spesso sia necessaria la protezione per ottenere anche quanto sia giusto e doveroso avere per diritto. Il tutto a discapito della quotidiana sofferenza umana.
Basta, infatti, talvolta, l'intercessione o la semplice telefonata del potente di turno per ottenere un posto letto od una indagine, scavalcando, tante volte, le lunghe file di attesa ed avere, da subito, un beneficio negato al comune cittadino.
Era una gelida notte d'inverno ed io ero agli inizi della professione.
Due giovani, allora come oggi, dopo avere bevuto oltre misura e con qualche spinello di troppo, nel fare ritorno a casa, in piena crisi alcolica, perdendo il controllo dell'auto, il ragazzo che era alla guida andò a cozzare, in contrada Epitaffio, in curva, contro un edificio in muratura ubicato dall'altro lato della strada, posizionato accanto al monumento ivi esistente (nella foto di repertorio in apertura).
I due occupanti l'auto furono in verità fortunati in quanto non proveniva alcuna autovettura in senso contrario.
Per questo, fermarono la folle corsa, dopo avere sfondato il portoncino d'ingresso, ai piedi del letto di una coppia di anziani coniugi che, tranquillamente, dormivano in un locale a piano terra che per poco non rimasero travolti.
I due giovani, trasportati in ospedale, avevano riportato fratture in varie parti del corpo cavandosela, considerando il violento impatto, a buon mercato.
Per uno di loro diagnosticammo un trauma cranico per la presenta del vomito continuo, la cefalea persistente ed un live stato di torpore. Sintomi, questi ultimi, che richiedevano una tac encefalica che escludesse complicazioni.
In quel tempo, in casi del genere, il malcapitato, se di notte, veniva trasferito a Napoli, di giorno, invece, ad un centro convenzionato a Caserta.
Questa volta, però, trattandosi del figlio di una nota personalità cittadina, fu evitato il consueto viaggio della speranza.
Bastò, infatti, una telefonata al servizio di radiologia del locale "Ospedale Fatebenefratelli", che, diversamente dal "Rummo", era già fornito della tac, per risolvere il quesito.
Saltando, infatti, gli istacoli burocratici, sempre posti in casi del genere, il giovane fu sottoposto all'indagine.
Questa è stata sempre la realtà, non solo di oggi, ma di sempre.
Passata la sbronza e svaniti i fumi degli spinelli, dopo qualche giorno, i giovani rampanti fecero ritorno a casa.
Uno di questi, oggi, occupa un posto di rilievo nella società e spesso non manca di lanciare invettive pubbliche contro la gioventù odierna che, a suo dire, ha smarrito tutti i valori.
Nello specifico, si tratta solo di involontari vuoti di memoria.
Dopo l'episodio, mi preoccupai, attraverso ricerche non facili, di pubblicare la somma che l'Ospedale, in un anno, versava al cento casertano per le tac praticate per conto del "Rummo".
Ne risultò che, con quella cifra, ogni dodici mesi, potevano essere acquistate due apparecchiature.
E' superfluo, oggi, aggiungere altro".
Fine
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