Un'altra brutta pagina è stata scritta dalla civica Assise. La minoranza consiliare abbandona l'Aula in segno di protesta per non aver ottenuto che si parlasse innanzitutto della vicenda giudiziaria di Santamaria

Luigi Diego Perifano lancia l'accusa verso un sindaco ed una Amministrazione che si sottrae al confronto. In Aula e dinanzi al Palazzo i consiglieri della opposizione di sinistra innalzano cartelli ed uno striscione. Il Bilancio consuntivo passa senza l'opportuno e necessario dibattito

Il Consiglio comunale di stamane ha vissuto momenti di forte tensione emotiva nel momento in cui la minoranza, ad eccezione del consigliere di "Prima Benevento", ha abbandonato l'Aula in segno di protesta rispetto al fatto che non sia stata posta all'ordine del giorno dei lavori anche la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il dirigente Gennaro Santamaria ed indagati, per atto dovuto, un funzionario ed un dirigente del Settore Urbanistica, rispettivamente Maria Antonella Mattioli ed Antonella Moretti.
Noi abbiamo già scritto in precedenti note che quando all'ordine del giorno c'è il bilancio, non vengono posti altri argomenti all'ordine del giorno. Ma evidentemente il momento non è quello della consapevolezza.
Il Consiglio ha avuto inizio alle 9.55 e su 33 aventi diritto ne sono risultati essere peresenti, anche da remoto, in 32.
Assente, alla chiama del segretario generale, solo Marcello Palladino.
In Aula presente anche il sindaco Mastella.
A questo punto, con "furbizia politica", il capo dell'opposizione di sinistra, Luigi Diego Perifano ha prenotato il suo intervento dicendo al presidente che doveva rendere una comunicazione e invece ha letto un lungo documento, firmato da tutti i consiglieri comunali (che proponiamo in calce) esclusa De Stasio, con il quale di tutto ha parlato fuorché di Bilancio.
Tutto è stato improntato sulla vicenda giudiziaria e sulla mancata risposta, politica ovviamente, che l'Amministrazione, a cominciare dal sindaco, non sta dando.
Ed infatti come Perifano ha cominciato a parlare, il sindaco Mastella ha lasciato l'Aula per non farvi più ritorno.
I colleghi lo hanno poi visto, non molto dopo, lasciare addirittura il Palazzo in auto.
Il presidente del Consiglio, Renato Parente, ha ovviamente capito dove si andava a parare, ma ha lasciato correre e Perifano è riuscito ad arrivare fino alla fine della lettura del documento.
Perifano ha sottolineato innanzitutto il fatto che da 30 giorni la città è scossa dalla nota vicenda giudiziaria dando vita ad interrogativi che pesano ma anche a silenzi che non non più giustificabili.
E dunque, ha detto Perifano, c'è bisogno di sapere quali azioni concrete l'Amministrazione comunale intenda adottare ai fini della trasparenza interna dell’Ente.
Ci saremmo aspettati risposta immediata ed invece non c'è stata nessuna parola da parte del sindaco Mastella, dal vice sindaco Francesco De Pierro, che ha la delega anche all'Anticorruzione, né dall’assessore all’Urbanistica, Molly Chiusolo.
In silenzio anche il presidente dell’allora Commissione di valutazione dei dirigenti, Organismo Indipendente di Valutazione, oggi assessore al Bilancio, Giovanna Razzano.
Quanto accaduto, ha concluso Perifano, non è solo cronaca giudiziaria.
A noi interessa il dato politico-amministrativo.
Questi sono comportamenti che vanno condannati e che devono sottostare ad un alto livello di controllo anche in considerazione del fatto che si tratta di incarichi fidiuciari.
In segno di protesta abbandoniamo la seduta, ha detto Perifano e tutti lo hanno seguito in questo gesto che politicamente può essere definito molto grave e non sempre compreso perché comunque, anch'esso, è un sottrarsi al confronto, anche quando questo non è accettato o favorito dalla controparte.
Magari si doveva proseguire sulla linea dell'intervento "camuffato" per essere sul bilancio ma che in realtà avrebbe potuto spaziare sulla gestione amministrativa e sconfinare nella vicenda giudiziaria.
Comunque sia, la minoranza ha lasciato l'emiciclo e in stile Parlamento, si è fermata nello spazio dell'Aula riservato alla Stampa ed al pubblico ed ha innalzato una serie di cartelli che poi, con uno striscione, sono stati riproposti anche dinanzi all'ingresso del Palazzo.
Il presidente Parente ha chiesto ai vigili urbani presenti in Aula di togliere quei cartelli dalle mani dei consiglieri ma la cosa non è stata fatta.
Evidentemente i nostri vigili non sono avvezzi a tale pratica come lo sono invece i commessi del Parlamento.
Questo lo ha tentato Angelo Moretti ma le sue argomentazioni sono state facilmente disattese.
Dopo Perifano a prendere la parola è quindi stato il consigliere De Stasio la quale ha detto di non aver firmato il documento letto da Perifano ma di aver chiesto, peraltro in tempi non sospetti, la costituzione di una Commissione d'indagine sulla regolarità delle pratiche edilizie.
Non abbandono l'aula mi riservo, però, eventuali iniziative se nei prossimi giorni non verrà convocato il Consiglio per istituire una Commissione che verifichi ciò che sta accadendo al comune.
A questo punto è intervenuto il presidente Parente il quale, vista la piega che stava pigliando, ha ricordato che nella Conferenza dei capigruppo si era convenuto, in accordo con il presidente medesiomo, di dare il tempo al segretario generale di svolgere le opportune verifiche prima di passare in Consiglio. L'atteggiamento di oggi dell'opposizione è stata differente e ne prendiamo atto, ha detto Parente, ma non è stato nulla disatteso rispetto a quanto ci eravamo proposto di rivederci in Consiglio. La scelta della minoranza è stata diversa e ne pigliamo atto ma questa sceneggiata francamente poteva essere evitata perché questa non è una trasmissione televisiva.
Parente a questo punto non ha strozzato, come avrebbe dovuto, gli interventi sulla vicenda e ha dato spazio alla maggioranza che con Antonio Capuano ha detto che l’opposizione, in maniera artata, ha chiesto la parola per una comunicazione e poi ha fatto questo gesto di lasciare l'Aula forse per dimostrare la sua esistenza in vita.
Mastella è stato sempre garante nel ruolo e nelle funzioni dei dirigenti e nella sua prima consiliatura lo ha fatto (forse il riferimento è ad un altro dirigente dell'epoca ma lì c'era stato il giudizio della magistratura che si era concluso con una condanna e dunque era automatico e non opinabile il licenziamento ndr).
Riguardo la richiesta di una Commissione d'Inchiesta, ha concluso Capuano, non abbiamo la competenza tecnica per farne parte. Noi ci occupiamo di politica.
Poi ha detto che tra le persone che hanno inscenato la protesta di stamane, c'è anche il rappresentante di Avs (Anna Maria Mollica ndr), un movimento politico con un loro sindaco da poco condannato.
Questi sono atti di sciacallaggio ed in una situazione del genere non bisogna farli.
A seguire ha preso la parola Luigi Scarinzi, sempre per la maggioranza, il quale ha detto che credo debba essere fatta chiarezza per non far passare alla città un messaggio distorto.
Non sono quelli dell’opposizione i difensiori della legalità e noi quelli che tendiamo a coprire.
Noi non vogliamo difendere nessuno così come neanche vogliamo accusare o mandare al patibolo qualcuno senza una sentenza definitiva.
Chiediamo solo che sia fatta luce su tutto e ci sia verità.
La commissione proposta da De Stasio è solo gettare fumo negli occhi della cittadinanza.
Parente ha ripreso la parola per ribadire che al frutto della indagine del segretario, sarebbe stata trovata una modalità utile per discuterne in Consiglio senza intralciare il lavoro della magistratura e senza assumere un ruolo che non ci compete.
Qualcosa è però cambiato e ne prendiamo atto.
Antonio Picariello, della maggioranza, ha parlato di toni da Tribunale del popolo. Rinnego questo metodo che infanga le istituzioni e sono contrario alla Commissione d’inchiesta altrimenti dovremmo mettere sotto inchiesta tutti i tecnici che asseverano le pratiche che poi vengono proposte al settore urbanistico.
Non stiamo a "Striscia la notizia" e non facciamo, dunque, avanspettacolo.
A questo punto è rientrato in aula Angelo Moretti il quale si è prenotato per un suo intervento ma stavolta il presidente Parente è stato irremovibile e ha stroncato il dibattito che pure si era oramai avviato.
L'opposizione chiedeva proprio questo, ha detto Moretti a microfono spento, che se ne parlasse, prima di affrontare l'argomento del Bilancio e prima di ogni altro appuntamento.
Sono rientrato in Aula proprio perché ho visto che si è acceso un dibattito a cui voglio partecipare.
Ma Parente non ha sentito ragioni e non ha dato la parola a Moretti.
De Stasio si è invece inserita affermando che Picariello con il suo intervento ha difeso i consiglieri di maggioranza come se fossimo opposti mentre invece la Commissione che ho proposto è a garanzia dell’istituzione e quindi di tutti.
Adele De Mercurio, sempre per la maggioranza, pure ha voluto prendere la parola e Parente lo ha concesso.
Grazie a De Stasio, ha detto De Mercurio, per il suo atteggiamento.
Il silenzio che viene registrato sulla vicenda è per non intralciare il lavoro della magistratura.
L'opposizione ha invece perso l'occasione di discutere il rendiconto di bilancio che è il resoconto del mandato ricevuto dal popolo.
A questo punto Parente ha invitato l'assessore al Bilancio, Giovanna Razzano, a relazionare sull'argomento all'ordine del giorno "Articoli 151 e 231 Decreto Legislativo n. 267/2000 - Relazione illustrativa al rendiconto della gestione 2025 e schema di rendiconto della gestione 2025. Approvazione.
Il Bilancio consuntivo".
il Bilancio consuntivo, ha detto Razzano, rappresenta un documento di rilievo politico-amministrativo e tecnico contabile e verifica la coerenza tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti.
Questo rendiconto è il primo documento in cui il riequilibrio assume piena rilevanza operativa.
Le entrate accertate nell'anno passato sono state 134 milioni mentre le riscossioni 121 milioni.
La spesa è stata di 124 milioni mentre gli impegni assunti per i pagamenti sono stati 122 mililoni.
Le entrate tributarie hanno avuto accertamenti per 49milioni mentre le entrate in conto capitale sono state di 33 milioni.
E' stato di 64 milioni di euro il risultato di gestione, un dato questo in netto miglioramento.
La cassa ed i residui attivi coprono i debiti.
Sono 24 milioni di euro disponibili ed è stata ripianata l'eredità del 2016 non generando disavanzo e riducendo di un anno il piano di rientro.
E' stato di 39 milioni al 31 dicembre il fondo cassa con somme vincolate per 20 milioni.
Il nostro, ha concluso Razzano, continua ad essere un Bilancio rigido, con il 30% della spesa assorbita dai dipendenti, dalle imposte e dagli interessi passivi.
A seguire è intervenuto Rosario Guerra, consigliere di maggioranza, il quale pure ha aggiunto qualcosa di suo alla vicenda Santamaria.
Mi dispiace, ha detto Guerra, che i consiglieri di opposizione abbiano lasciato l’aula.
Siamo stati tacciati di difendere un dirigente nel pieno delle sue funzioni e siamo stati accusati di stare in letargo.
Il cartello con su scritto "dimissioni", poi è improponibile.
Dimissioni da che cosa?
In casi gravissimi esse sono previste dalle norme.
Bisogna essere garantisti sempre e non solo quando vi sono inchieste per qualche compagno di partito mentre si parte all’attacco quando c’è un avversario politico da abbattere.
Sul Bilancio Guerra ha detto che esso è indice indicatore di una città dinamica.
Non ci sono motivi di contestazione ed esprimo pertanto parere favorevole.
De Stasio, prendendo la parola, ha annunciato il suo voto contrario.
Non condivido nel merito ciò che è stato fatto per la città per questo voto contro.
Avrei dato priorità ad altre opere.
Mi auguro che ciò che ha detto l'assessore Razzano e cioè che per fine anno usciremo dal dissesto, si possa concvretizzare.
Ne ho piacere ma ho dei dubbi perché se i lavori delle opere pubbliche non si completano, alla fine dovremo pagare noi.
Picariello è ancora intervenuto per dire che questo rendiconto è un documento politico e non solo burocratico perché ci dice dove il Comune ha inteso investire.
Razzano ha risposto brevemente a De Stasio dicendo di non capire cosa c'entri la scuola "Torr"e con il dissesto.
La sua realizzazione e la sua spesa non è gestita da noi ma da Invitalia.
Invece confermo che entro l'anno sarà chiuso il dissesto.
Ultimati gli interventi c'è stata la votazione della delibera che ha visto 18 voti favorevoli e 2 contrari (De Stasio e Piccaluga).
I lavori hanno avuto termine alle ore 11.08.

Questo il testo integrale del documento letto in Aula da Luigi Diego Perifano e firmato dai consiglieri comunali di opposizione di Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Città Aperta, Civico 22, Civici e Riformisti.
"Da trenta giorni la nostra città è scossa da una grave vicenda giudiziaria che ha colpito il cuore amministrativo del Comune.
Ci sono interrogativi che pesano come macigni e silenzi ostinati non più giustificabili. 
Era il 2 aprile quando abbiamo chiesto che il sindaco informasse il Consiglio comunale, massimo organo democratico della città, cui sono demandate funzioni di controllo dell'azione amministrativa, in ordine a quali azioni concrete siano state adottate, o si intendano adottare, per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza all’interno dell'Ente, sulla programmazione di verifiche interne per valutare il rischio di interferenze in altri settori.
Ci saremmo aspettati una risposta immediata: Una reazione improntata alla massima trasparenza a tutela dell'integrità dell'istituzione.
Invece, in un mese, non abbiamo ascoltato in proposito una sola parola del sindaco, né del vice-sindaco con delega alla trasparenza e all’anticorruzione, né dell’assessore all’urbanistica, ovvero del settore finito nella bufera.
Resta in silenzio anche l'ex presidente dell'Organismo Indipendente di Valutazione, oggi assessore al Bilancio, che negli anni passati ha premiato, ai fini della performance, l’ex dirigente.
Così come restano in silenzio i consiglieri comunali di maggioranza che, per anni e in quest'aula, hanno difeso a oltranza le scelte dell'amministrazione anche quando queste, con atti da noi ritenuti palesemente illegittimi, caricavano di onori e oneri il dirigente oggi inquisito. 
Quanto accaduto non è solo cronaca giudiziaria, le indagini faranno il loro corso, noi non abbiamo motivo di entrare nel merito della vicenda penale, riponendo piena fiducia nell’operato della magistratura.
A noi interessa il dato politico-amministrativo, in cui si riflette la fragilità del clima sociale, culturale, politico ed economico di Benevento.
Quando i diritti si trasformano in concessione è la funzione pubblica ad essere mortificata, perché la tutela del particolare sovrasta l’interesse generale.
Quando, per ottenere ciò che è dovuto, è necessario "passare da qualcuno", si genera una sfiducia che diventa rassegnazione e che induce persino a ritenere “normali” il malcostume e l’affarismo: l’idea che il sistema "funzioni così" e che opporsi sia inutile o addirittura dannoso.
Ecco perché certi comportamenti vanno condannati e isolati, con forza e senza remore, garantendo la trasparenza dei ruoli.
Gli incarichi fiduciari, per loro natura, richiedono un livello ancora più alto di controllo e responsabilità.
Quando questi contrappesi vengono meno, il rischio non è soltanto quello di comportamenti individuali deviati, ma di una più generale opacità decisionale.
Per questo, il nodo è comprendere quale idea di città si voglia costruire: Una città in cui i diritti sono garantiti, oppure una in cui devono essere negoziati; una città aperta agli investimenti e al merito oppure chiusa in logiche relazionali e difensive.
Legalità, fiducia, sviluppo: senza questi elementi una comunità non solo si indebolisce, si svuota.
Non soltanto di risorse economiche, ma di energie, competenze e futuro.
E' questo, forse, il costo più alto e meno visibile della corruzione.
Perciò non possiamo accettare che, a distanza di un mese, la nostra richiesta di convocazione del Consiglio sia stata disattesa, così come la nostra proposta di istituire una commissione consiliare di inchiesta per monitorare la regolarità delle pratiche edilizie.
Non possiamo restare indifferenti né tantomeno in silenzio quasi che nulla di grave sia accaduto.
Per questo, in segno di protesta non intendiamo partecipare oggi a questo Consiglio Comunale e abbandoniamo la seduta".

Questo è invece il testo del volantino mostrato in Aula ed a firma della segreteria cittadina del Partito Democratico.
"E' passato un mese esatto dagli arresti che hanno scosso il Comune, ma dal Sindaco e dalla sua maggioranza abbiamo ricevuto solo un silenzio inaccettabile.
Questo silenzio non è più accettabile. Palazzo Mosti non può restare chiuso nel disinteresse proprio ora che la situazione si fa ancora più grave: L'inchiesta infatti si è allargata, coinvolgendo anche un funzionario e un dirigente dell'Ufficio Urbanistica.
Il sindaco ha il dovere morale di venire in Aula, guardare in faccia i beneventani e spiegare l'assenza di una vigilanza che era necessaria su figure così centrali della sua gestione politica.
La trasparenza non è una scelta ma un obbligo verso la città e la mancanza di una sola parola a trenta giorni dai fatti, nonostante il peso degli incarichi ricoperti da Santamaria, segna il crollo della dignità delle nostre istituzioni.
Il Partito Democratico cittadino non intende aspettare i tempi della magistratura per esprimere un giudizio politico, perché il fallimento etico di questa gestione è già sotto gli occhi di tutti.
Non accettiamo più scuse o silenzi di comodo e oggi, in quest'aula, pretendiamo che il sindaco si assuma le proprie responsabilità chiarendo la sua posizione e quella della sua giunta.
Benevento non è un feudo privato e merita rispetto, legalità e, soprattutto, la verità".

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